Poljot Flight Chronograph, 3133/2543002 calibro 3133

Poljot Flight Chronograph, 3133/2543002 calibro 3133. Recensione personale.

Poljot Flight Chronograph, 3133/2543002 calibro 3133
Poljot Flight Chronograph, 3133/2543002 calibro 3133

Cari lettori appassionati di orologeria potrei stupirvi con effetti speciali, ma ho invece deciso di pubblicare un onesto orologio russo. Un altro? (direte voi), ebbene si! Trattasi di uno dei miei ultimi acquisti ed è il frutto di una ricerca oculata che mi ha spinto verso questo modello dopo aver provato diversi cronografi (poi venduti).

La ricerca del cronografo perfetto (ovviamente è tutto personale) è difficoltosa in quanto è difficile trovare un orologio sotto i (diciamo) 500 euro che abbia le caratteristiche necessarie a soddisfare i vari aspetti a cui tengo.

Ho iniziato con i crono al quarzo (qui le recensioni Tissot Couturier, Tissot PR100 e Citizen Pilot) per poi passare a quello che pensavo fosse il cronografo definitivo: Hamilton Jazzmaster Maestro Chrono, un orologio sopra i 1000 euro che montava il 7750.

Venduto quello sono poi passato al Philip Watch Imakos (anche lui con ETA 7750) ma lo spessore e la leggibilità mi hanno fatto passare l’infatuazione ed è passato per Ebay pure lui.

Mi sono allora messo a studiare quale potesse essere un calibro meccanico decente per un cronografo e una volta scartato per sempre il 7750, visto lo spessore importante di tutti gli orologi che lo incassano, ho iniziato ad informarmi meglio.

I calibri formati da moduli aggiuntivi non rientravano nei miei gusti e mi sono messo a cercare tra i movimenti Seagull manuali che, se testati ed assemblati da terzi, possono dare soddisfazioni. Stavo prendendo in considerazione Lamberti Orologiai quando ho avuto l’illuminazione: manuale per manuale tanto vale prendere qualcosa di iconico e storico quale è il calibro russo 3133. E così ho fatto.

Una panoramica del Poljot Chrono
Una panoramica del Poljot Chrono

Si tratta di un secondo polso, un orologio sul quale è difficile reperire informazioni e che rimane avvolto nel mistero. Come si suol dire, è bene comprare ciò che piace e così ho fatto. Ovviamente un minimo di informazioni le ho reperite e l’acquisto è stato consapevole.

Dovrebbe risalire ai primi anni 2000 ma non è escluso che sia anche più recente; comunque, quando è arrivato, era abbastanza sporco ed ho dovuto fare un po’ di opera di pulizia con cotton fioc e straccetti vari. Lo stesso nato con cui si è presentato è sicuramente un cinturino aggiuntivo, non certo di serie.

Iniziamo con le misure che sono uno dei parametri importanti e che hanno contribuito alla scelta di questo specifico modello:

Diametro cassa 40 mm
Diametro cassa 40 mm
Lug to lug 49 mm
Lug to lug 49 mm scarsi
Spessore 12,3 mm
Spessore 12,3 mm
Larghezza ansa 20 mm
Larghezza ansa 20 mm

Come si vede si tratta di misure che possiamo considerare “universali”, adatte ad ogni polso.

La cassa

Di forma classica e armoniosa, non spicca per particolari eccentricità. Tutto si mantiene negli standard eccetto per la finitura.

Come si vede si tratta di acciaio inox trattato in maniera da risultare opaco, e intendo proprio anti riflettente e non spazzolato o satinato come accade nella maggior parte dei casi. Posseggo un Hamilton Khaki sabbiato e la finitura di questo Poljot gli si avvicina molto, anche se non è così accentuata come nello svizzero/americano.

La luce non viene mai riflessa e ciò contribuisce molto all’aspetto militare dell’orologio; la stessa bassa visibilità che si ritrova spesso nella colorazione dei mezzi militari, che vengono “opacizzati” per assorbire la luce e non risultare visibili al nemico.

Lato della cassa che evidenzia l'opacità dell'acciaio
Lato della cassa che evidenzia l’opacità dell’acciaio
Lato pulsanti
Lato pulsanti

La corona e i pulsanti sono di forma standard; la prima riporta anche il logo. Da segnalare che è a vite e garantisce l’impermeabilità di 100 metri. C’è da dire che un orologio a carica manuale con la corona a vite può risultare “fastidioso”. Si presume un utilizzo quotidiano della corona (ricarica giornaliera) e il dover svitare e riavvitare la stessa può creare qualche “fastidio”. Sono sicuro che se così non fosse stato ci sarebbe stato qualcuno che si sarebbe lamentato della corona “non a vite”. Ergo: non siamo mai contenti.

Il fondello è anch’esso a vite, riporta incise le informazioni in cirillico ed anche i numeri della limited edition: 339 su 999. Mi sembra di aver capito che non c’è da fidarsi di questi “numeri” in quanto potevano anche non essere rispettati; tutto dipendeva dal successo di un orologio e la produzione poteva continuare oltre o essere ripresa. Ad onor del vero ho trovato in rete dei modelli identici ma con il fondello a vista, questo non può che rinforzare la tesi del “non fidarsi è bene”…

Il fondello del Poljot
Il fondello del Poljot

Il quadrante, dietro al vetro minerale piatto, ci appare come un cronografo militare: bicompax (secondi continui e totalizzatore dei 30 minuti crono), numeri e sfere bianche, dial nero opaco. La leggibilità è ottima ed è una delle caratteristiche che cercavo dopo i vari fallimenti ottenuti con gli orologi precedenti. Il datario è ad ore 6, una ottima scelta che privilegia la simmetria globale, e soffre della solita caratteristica degli orologi russi e cioè la mancanza della rimessa rapida.

Leggibilità garantita dall'elevato contrasto sfere/dial
Leggibilità garantita dall’elevato contrasto sfere/dial

Devo dire che l’insieme è veramente accattivante: essenziale e complicato allo stesso tempo.

La ghiera, girevole e unidirezionale a 60 click, risulta piuttosto sottile facendo in modo che il rapporto quadrante/ghiera risulti a favore del primo. Questo favorisce la sensazione di avere un orologio più grande dei 40 mm dichiarati.

Ma torniamo alla ghiera. Questa è suddivisa in 24 ore e apparentemente sembra essere inutile perchè se la sfera ore “gira” sulle 12 ore mi andrà ad indicare degli orari inutili sulla ghiera; in questo modo non è possibile utilizzarlo come GMT.

Ragionando un attimo sono venuto alla conclusione che l’unico utilizzo efficace è quello di indicare quante “mezze ore” sono passate dall’attivazione del cronografo. Infatti il  totalizzatore minuti ad ore 3 arriva fino a 30 minuti quindi occorreva qualcosa che mi indicasse quanti giri del quadrante si fossero raggiunti ad un certo punto.

Se si imposta il 24 della ghiera sulla sfera ore (punto zero) e si attiva il cronografo, possiamo tenere sotto controllo quanti giri di quadrante ha fatto il totalizzatore ad ore 3.

Ad ogni unità sulla ghiera corrisponde un giro di quadrante dei minuti.

Dettaglio della ghiera
Dettaglio della ghiera (nelle foto macro le normali impurità vengono enfatizzate)

Il calibro

Questo orologio incassa il calibro a carica manuale 3133 con 23 rubini, 21.600 bph, antishock e circa 48 ore di riserva di carica (buono). Il Poljot 3133 è una icona dell’orologeria e dal 1970 ad oggi equipaggia tutti i cronografi russi.

Negli anni 2000 l’apertura del mercato interno russo verso l’estero portò la Poljot a confrontarsi con una dura competizione internazionale. La crisi fu inevitabile e indusse l’azienda a vendere prodotti e linee di produzione ad altre ditte russe. Il calibro 3133 passò così alla Maktime.

La produzione del calibro 3133 è definitivamente cessata nel 2013 e tutto questo non fa che dare ancora più valore a questo onesto calibro che ha una propria identità e una ricca storia alle spalle.

Scendendo nei dettagli, una mia prova sul campo ha portato a misurare uno scarto giornaliero di circa +10 secondi, un risultato più che soddisfacente in relazione al costo e alle caratteristiche dell’orologio.

Gli aspetti negativi del Poljot Flight Chronograph

  • La ghiera. Ha molto gioco e non è precisa. A volte si impunta addirittura. Non so se è un difetto del mio orologio o comune a tutta la produzione
  • La data. La mancanza di rimessa rapida continua ad essere per me fastidiosa. Inoltre l’allineamento non è dei migliori

 

Conclusioni

Il piacere di azionare un cronografo meccanico è impagabile. Premere il pulsante (con forza) e “sentire” gli ingranaggi che si liberano e iniziano a girare è qualcosa di molto particolare che solamente questa tipologia di crono può regalarci.

Per intenderci; quando si aziona un cronografo al quarzo non si “sente” nulla e in confronto sembra una operazione sterile e senza resistenza.

Al di la della poesia e del romanticismo, devo dire di essere estremamente soddisfatto di questo orologio. Un segnatempo robusto e dall’aspetto austero che risulta super leggibile e perfettamente funzionale. I piccoli difetti non inficiano il mio giudizio globale che non può che essere positivo.

Nell’attesa di un cronografo di maggior pregio che verrà (Speedmaster? El Primero?) mi godo questo pezzo con la consapevolezza di avere al polso qualcosa che nel suo piccolo rappresenta la storia dell’orologeria.

Adesso una piccola galleria fotografica dell’orologio.

 

Primo piano del cronografo
Primo piano del cronografo


Poljot Flight Chronograph, 3133/2543002 calibro 3133

Disclaimer: Sono un appassionato collezionista con limitate nozioni tecniche e tanta voglia di studiare. Le recensioni qui riportate rappresentano esclusivamente un parere personale e sono frutto di esperienza diretta. Gli orologi recensiti sono stati tutti da me posseduti nel tempo.

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